Friday, June 30, 2006

Congratulazioni Lampo

...Ed un pomeriggio di Giugno ti sorprendo davanti ad una torma di uomini: seduti sui loro scranni, flemmatici nei loro profili, impomatati dalla polvere accademica, sembrano lì da sempre. Ti avvicini con baldanza al loro giudizio senza tradire quella lieve preoccupazione che da qualche minuto rende i tuoi piedi degni di un Fred Astaire in erba; del resto gran parte dei giovani spettatori presenti all'evento ti ha conferito, in un tempo non così remoto, l'onorificenza di Re del Porno e ora non puoi deluderli con ansie da mammoletta. La Birra e la sua fenomenologia si preparano a scorrere lecitamente tra i banchi dell'Università Statale di Milano. Tutti sono in attesa dell'eloquio etilico che restituirà a questo infuso di cereali la dignità che le vien riconosciuta dai milioni di tifosi festanti negli stadi del Campionato del Mondo, ma che ancora tarda a consolidarsi nelle sedi istituzionali. Non si muove una mosca o forse sì dati gli innumerevoli sarcofagi scoperchiati per riportare alla luce i canti maliardi e le suggestive incisioni dedicati a questa bevanda. Ed ecco che la schiuma scorre lieta tra i cattedratici, si mostra altera ai ragazzi presenti che non ne hanno mai apprezzato la sua portata culturale e si unisce alle lacrime di emozione dei tuoi genitori.
Il boccale si svuota e ti ritrovi dottore. E' proprio vero...Daniele Umberto Lampasona è dottore in storia con il massimo dei voti.

Monday, June 26, 2006

Risotti a fuoco lento

Complementum (compimento) è questa l'etimologia latina del complimento.
Il complimento fisico si autodetermina come elogio di grazia non già tua né mai tua. Salamelecco ignaro di spettatore miope non può aspirare nè costituirsi come stampella del vivere: non lascia traccia, non pesta la terra. Rimane arido se cinge l'umano non ossequiando chi di questo è creatore. La bellezza è compiuta: giovarsi di omaggi cortesi è tristemente vano.

Liberi dalla menzogna

"Un’arte che volesse dimostrare una teoria è volgare come una merce esposta con il cartellino del prezzo” Proust

Friday, June 23, 2006

Bianca è la notte

Vestiti a festa camminiamo per la strada. Lo sguardo é basso, l'ombelico in vista, la marcia traballante. Capita di voltarsi per pochi istanti di paura, paura gelida come i week-end con la tata; i passi ricominciano a calpestare la via, non è un tip-tap, non ha quel ritmo, quell'impegno, è solo un modo di dire che ci siamo.

Un respiro

Ti volti e qualcuno non c'è più. Lo spazio di un ricordo cancellato dall'odore del sangue.

Wednesday, June 21, 2006

Hic et nunc

Una vastissima letteratura descrive il ruolo della casa nei destini dell'individuo. Fin dalle scuole elementari, dove il maestro Tino (che godeva del cantilenante soprannome di "Tino, Tino, pelatino") mi insegnava i primi rudimenti di lingua inglese, ho amato il vocabolo "home". Ero poco più che una bambina e tuttavia questa parola non tardò a depositarsi nella mia memoria evocativa.
Intrisa di passi sicuri, libri noti, piatti già gustati, la casa vive di evidenze. Tutto è familiare, eternamente presente e impensabile in un altro luogo. Non c'è nulla di sconosciuto, estraneo, fastidioso: le voci si rincorrono senza destar curiosità o sospetto, le figure ti carezzano senza brividi, i colori si perdono nella cornice. Il mistero resta alla porta, talora bussa, ma non varca la soglia. Solo il suono del campanello ridesta l'attenzione, ruba la pacatezza e riporta la furia dell'inesplorato.

Sunday, June 18, 2006

In trappola

E' un pomeriggio difficile, opprimente. Aspetto che la luna divori queste ore gravi.
Non trovo pace: è asfissiante questa luce di giugno. Sto ingoiando i minuti perchè non si accumulino sulle labbra; sto trangugiando cioccolatini perché le ore si infilino nello stomaco scivolando meno aspre; ho bisogno di qualcuno e rifiuto tutti. Il respiro è affannoso, la pancia si contrae manifestando dissenso, le unghie si fanno mangiare per smorzare la rabbia.
Penso ai girasoli, alle biciclette, cerco un sorriso fugace per rendere meno pesanti le parole scambiate con un'amica. Si preoccupa per me, forse non dovrebbe. Oggi è così: sono in trappola.

Saturday, June 17, 2006

Da prendere a calci...

Due ore al calcio d'inizio. L'Italia tutta si appresta a tifare i Lippi's boys. 90 minuti di passione davanti ai teleschermi.
E' il fascino indiscreto del Campionato mondiale di calcio.
Perchè parlarne? E' forse superfluo aggiungere una voce all'immenso coro di commenti?.
Potrei trovare una giustificazione fintamente colta: che ne dite di "appropriarsi dell'evento lo libera dall'essere fenomeno"? Non male vero... la mia mente partorisce anche qualcosa di sensato oltre all'irrazionale tifo per una rappresentativa nazionale ridimensionata dall'assurda classifica Fifa (che ci assegna un delirante tredicesimo posto), criticata per l'apparente distacco dalla tifoseria degli emigranti di seconda generazione e soprattutto frastornata dal Moggigate.
Non posso che fare appello al vostro buon cuore...perdonatemi e lasciatemi gridare:
FORZA AZZURRI

What ?

Mi piacerebbe leggere una fenomenologia dei blog se non altro per comprendere la mia improvvisa e forse improvvida iniziazione. Oramai ci sono; per qualche giorno ho nascosto l'indirizzo facendo di questo spazio quello che una bambina vivace con gli occhi nocciola avrebbe chiamato "diario segreto". Ma non è più tempo o non c'è più tempo per regalare a se stessi briciole raccolte di esistenza. Non proviamo più la fascinazione dell'inconfessato, la meraviglia del nascondere fogli di inchiostro nel cassettino del carillon: io lo facevo e ricordo quanto ero gelosa di quei momenti rubati alla curiosità degli altri. Le confidenze di oggi non hanno più la magia dei segreti sussurrati all'orecchio dell'amica del cuore né il fresco trillo delle classifiche dei bambini più belli scambiate con la compagna di banco. Le confidenze di oggi sono spesso racconti spregiudicati di avventure amorose o storie di storie, mai state altro che giochi di piacere.
Lecito dunque domandarsi di cosa vivrà questo blog: non delle attuali confidenze né di quelle dei miei 12 anni (non ho più l'età), di tutto il resto forse è presuntuoso... ammetto di non sapere e lascio aperto il finale.

Friday, June 16, 2006

Dublino

Ho deciso di partire, ancora una volta cedo alle lusinghe del viaggio. Dublino è la mia prossima meta. Non so bene quanto starò via, forse due mesi, forse più. Più facile rovesciare le categorie quando si è lontani, sospesi in un dove che non ci appartiene e che per questo non ci domanda nulla. La poltrona non è più consueta, la tavola profuma di esotico, l'immobilismo si spezza per necessità. "Si tu peux rester, reste; Pars, s'il le faut".

Thursday, June 15, 2006

Mistral gagnant

.. e il Pieno si disfa nel superfluo, si scompone nel dettaglio, si applica per la perfezione e cade nel persistente vuoto, scansando la vita.

Wednesday, June 14, 2006

Grazie

E in un sol istante un amico ti dona il senso.

Il prepotente sole

Memori di una notte travagliata, quasi asfissiante nei suoi propositi per l'alba che verrà, ci si sveglia col sapore della rivincita, del superamento, dello sconfinamento. Il tras-gredire è nemico della progettualità; la vera novità dovrebbe essere una ritualità del senso, una routine dell'oggi diverso da ieri, un'abitudine all'impegno e alla fatica. Inizio da una colazione che non mi è solita: una tazza di thé. La accompagno con un giornale che è solo il supplemento di quello di tutti i miei giorni. E' forse inconsistente cambiare gli addendi per modificare il risultato?

Here comes the rain again

A volte qualcosa si interrompe, si spezza quella sottile corda del vivere e si rimane impigliati in una insidiosa apatia. Difficile comprenderne le ragioni, più facile far finta di domandarsi il perché. Minuti e poi ore trascorrono con la lenta cadenza di un giorno che non arriva e senza la frenesia dell'attesa di un nuovo sole. Il mattino sembra aver perso colore, la luce non abbaglia: mi infilo le pantofole sapendo che resteranno ai miei piedi finché verrà quell'ora notturna in cui tutto il mondo si riposa. Quell'ora ormai solo convenzionale per me, rispettata per non destar sospetto, rispettata per evitare che il peso dello scandire ritmico del tempo mi strangoli senza accorgermene. E giorno dopo giorno senza emettere un pensiero o lasciar scorrere un'emozione la mia testa si svuota, si svuota senza toccare il Nulla, senza interessarsi agli abissi che ci abitano e sempre ci renderanno vulnerabili. Si svuota di tutto ciò che è vitale, sempre più simile ad un vecchio giocattolo che non ha la gioia di abitare la memoria di qualcuno. Sempre più simile ad un dono consumato in fretta e gettato a marcire nell'immondizia. Rimane il senso di impotenza permeato dalla colpa; una colpa sudicia, gretta che porta a mentire, a scappare, a invocare la fine per non cercarsi.

Tuesday, June 13, 2006

E' sera

Giunto il tramonto i rumori si spengono del fragore e rimangono nudi. L'ascolto si fa più vero e allo stesso tempo più allucinante. La sera promuove una trasformazione, superficiale e pure così profonda: siamo gli stessi di stamattina o le nostre ombre ci disegnano in altro modo? Camminiamo frettolosamente con tacchi a spillo e minigonne verso i Luoghi del divertimento, dello sballo, del facile incontro o ci nascondiamo in casa perchè quelle minigonne e quei tacchi a spillo ci fanno sentire inadeguate. Allontanare gli spettri al calar del sole non è cosa semplice!

Mater matrigna

La televisione... bel capitolo la televisione! Una scatola magica per chiudersi dentro e impedirsi di scoperchiarsi. Una forma del fittizio, dell'illusione pirotecnica che placa la vita e la rende silente. Non è importante il programma, l'ora o il canale; ciò che conta è farsi avvolgere, farsi succhiare l'aria e rimanere sottovuoto per lunghi momenti di sospensione. Una volta compreso il meccanismo, lo si sfrutta e insieme ci si fa sfruttare. I secondi non scorrono più, solo le mezzore che solitamente dividono un quiz a premi, da un talk show di dubbio gusto.

Spleen

Sentirsi pigiati, schiacciati, soverchiati da se stessi.. è forse questo il mostro cangiante che tradisce l'eco vitale e simula la morte in una finta paralisi? L'interrogarsi si perde nello stordimento, nel nauseabondo ondeggiare di una barca senza remi. Non ci sono più domande, si susseguono risposte senza carne, senza ossa. Ci si getta a mare invocando un salvatore che non può arrivare e non deve arrivare. Non sappiamo più piangere, non riusciamo a gridare, siamo carogne per i nostri denti.