Wednesday, June 14, 2006

Here comes the rain again

A volte qualcosa si interrompe, si spezza quella sottile corda del vivere e si rimane impigliati in una insidiosa apatia. Difficile comprenderne le ragioni, più facile far finta di domandarsi il perché. Minuti e poi ore trascorrono con la lenta cadenza di un giorno che non arriva e senza la frenesia dell'attesa di un nuovo sole. Il mattino sembra aver perso colore, la luce non abbaglia: mi infilo le pantofole sapendo che resteranno ai miei piedi finché verrà quell'ora notturna in cui tutto il mondo si riposa. Quell'ora ormai solo convenzionale per me, rispettata per non destar sospetto, rispettata per evitare che il peso dello scandire ritmico del tempo mi strangoli senza accorgermene. E giorno dopo giorno senza emettere un pensiero o lasciar scorrere un'emozione la mia testa si svuota, si svuota senza toccare il Nulla, senza interessarsi agli abissi che ci abitano e sempre ci renderanno vulnerabili. Si svuota di tutto ciò che è vitale, sempre più simile ad un vecchio giocattolo che non ha la gioia di abitare la memoria di qualcuno. Sempre più simile ad un dono consumato in fretta e gettato a marcire nell'immondizia. Rimane il senso di impotenza permeato dalla colpa; una colpa sudicia, gretta che porta a mentire, a scappare, a invocare la fine per non cercarsi.

1 Comments:

Blogger Stefania said...

Il tessuto si impiglia, il filo si rompe, l'ordito perde l'incanto.

4:29 PM  

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